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Temi: La Spiritualità Ignaziana







giovedì 9 settembre 2010

A Palermo - D. AVELLA - ... vero maestro di vita

… un Vero Maestro di Vita

Era un buio pomeriggio d’autunno dei primi anni ’80. Il vento scuoteva e piegava i rami degli alberi e le nuvole nere e pesanti minacciavano pioggia; pioggia che venne giù improvvisamente, mentre mi trovavo vicina alla cappella di S. Giuseppe; scesi i gradini che mi separavano da essa ed entrando mi sentii avvolta da un caldo silenzio. Fuori ululava il vento e grosse gocce d’acqua battevano violentemente sui
vetri, ma ormai io mi sentivo al sicuro, come se ogni pericolo, di qualsiasi natura, fosse scomparso. La penombra del luogo sembrava fare da cornice all’altare appena illuminato da poche luci. Io mi sedetti su uno degli ultimi banchi e, guardando con maggiore attenzione, mi accorsi di un signore inginocchiato dinnanzi all’altare.
Passò del tempo e quella figura, alzatasi, venne verso di me.
Notai la piccola croce sul risvolto della sua giacca; era un gesuita che io non avevo mai visto ed al quale chiesi istintivamente se poteva confessarmi. Furono momenti indimenticabili per la serenità che sentivo scendere dentro di me e per il ricordo di quel viso e di quegli occhi da cui trasparivano comprensione e bontà.
Quando, dopo la sua benedizione, mi alzai, mi sembrò doveroso presentarmi: “Io sono…” “So chi sei”- mi rispose - “Sei Dora Avella, ed hai fatto richiesta di insegnare Storia dell’Arte nel nostro Istituto. Io sono padre Ardiri”.
Cominciò così un rapporto profondo, fatto di riflessioni sulla fede, sul modo, non sempre facile, di comprendere ed amare gli altri, sulla superbia come prevaricazione sui più deboli (forse il male maggiore del nostro tempo). Si parlò tanto anche di scuola e del modo di insegnare, cui p. Ardiri dava grande valore, dove equilibrio nei giudizi e giusto riconoscimento dei singoli valori dovevano essere alla base di ogni didattica.
Un giorno, sempre con la sua consueta semplicità, mi chiese se fossi disposta a parlare di Palermo ad un gruppo di persone che desideravano conoscere meglio la città. Risposi subito di sì, anche se ancora non avevo chiare le idee su come affrontare questa nuova avventura. Tutto andò, via via, sempre meglio.
Ci riunivamo la domenica mattina in Istituto e poi, seguendo un poco la storia dello sviluppo della città, ci soffermavamo in quei luoghi che maggiormente ne erano testimoni. Il nostro andare per vicoli, musei, piazze o paesi dell’entroterra palermitano e siciliano (penso a Trapani, Mozia, Solunto, Segesta, Castelbuono, Selinunte…) durò quattro anni, con un interesse sempre costante da parte di tutti i partecipanti e con un piccolo grande uomo sempre con noi.
Questo padre, che ricopriva un ruolo molto importante all’interno della comunità dei gesuiti, lo ricorderò sempre come il più semplice e modesto dei Padri, capace di calarsi nel dolore di un’anima e di gioire con tutto il cuore dell’altrui gioia, riuscendo sempre ad infondere la forza serena della sua fiducia negli uomini.
Purtroppo, è venuto a mancarci. Sofferente da tempo, ha accettato la sua malattia con la serenità che tutti noi ricordiamo; sono certa che il suo amore, valicando confini che a noi non è dato conoscere, continuerà a sostenerci e proteggerci. A mia volta, mi auguro che egli possa sentire il nostro affetto e la riconoscenza che si deve ad un Vero Maestro di Vita.

Dora Avella

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