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Temi: La Spiritualità Ignaziana







lunedì 23 agosto 2010

A Palermo - R. P. RIZZUTO - ... indimenticabile padre

piccolo, grande, indimenticabile padre
 Un piccolo padre, dall’aspetto amabile e con il volto sorridente del saggio orientale: con queste parole sentii descrivere per la prima volta p. Ardiri, quando, ormai quasi trent’anni addietro, era da poco giunto all’Istituto Gonzaga di Palermo.
Pochissimi di quegli incontri di preghiera che egli guidava per i docenti dell’Istituto ed ai quali, giovane studentessa universitaria, ero stata invitata a partecipare, mi furono sufficienti per capire che quel padre piccolo lo era solo di statura fisica.
Traspariva, dai suoi occhi e dalle sue parole, la pace profonda e la sapienza che sono proprie dell’uomo di Dio, traspariva un’esperienza viva e concreta di comunione con il Signore ed una confidenza con la sua Parola coltivata quotidianamente da un’intensa vita di preghiera.
Attraverso lo sguardo e le parole di p. Ardiri, chiunque si scopriva toccato dall’amore stesso di Dio nelle pieghe della propria vita ed interpellato personalmente da questo amore.
Compresi rapidamente, partecipando a quegli incontri fra docenti, che grandissima era la statura spirituale ed umana del piccolo padre, grandissima la sua ansia apostolica, animata da un amore profondo per Dio, per Gesù Cristo, per ogni persona posta dalla Provvidenza sul suo cammino.
Poche settimane dopo quei primi incontri mi ritrovai nello studio del piccolo grande padre con il prezioso libretto degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola fra le mani.
Quella stessa ansia apostolica che lo aveva portato ad impegnarsi con tanta dedizione e generosità, fin dai primi mesi dal suo arrivo a Palermo, nella evangelizzazione, a partire da quella dello stesso personale della scuola, e che negli anni avrei scoperto incredibilmente creativa ed inesauribile, gli aveva suggerito di provare un esperimento mai tentato prima: proporre l’itinerario integrale delle Quattro settimane del mese degli esercizi ignaziani a dei laici, senza che questi interrompessero la loro vita ordinaria.
Per un anno intero divenne centrale nelle mie giornate, pur nel fluire degli impegni consueti dello studio, il momento riservato quotidianamente agli esercizi e i due incontri settimanali con il Padre.
Non sapevo allora di essere, almeno a Palermo, la prima persona laica a ricevere il dono impegnativo di una esperienza, quella del mese ignaziano integrale, fino ad  allora riservata ai gesuiti.
Un dono che Dio, attraverso la generosità di p. Ardiri, avrebbe offerto ad una grande quantità di persone, divenute ben presto tanto numerose da non poter essere personalmente guidate, come ero stata io e pochi altri amici nel Signore.
Sarebbe nata così a Palermo, dalla profetica creatività apostolica di p. Ardiri, l’esperienza dei gruppi di esercizi spirituali ignaziani nella vita corrente per laici.
La guida degli EVO (Esercizi nella Vita Ordinaria), pur affiancata da mille altre iniziative apostoliche, rimase sempre centrale nel suo impegno. Vi si spendeva con una generosità che lo portava a sostenere, sempre con amabilità e pazienza, ritmi di lavoro che anche ai più generosi parevano eccessivi.
Per tutti coloro ai quali proponeva il cammino degli Esercizi, il piccolo padre sapeva essere una guida sicura e autorevole, forte e tenera insieme, come è ogni vera paternità. Una guida che sapeva accompagnare sapientemente all’incontro con Dio, favorire l’intimità con Gesù, nel rispetto della unicità di ciascuna persona.
Per gli esercitanti formati da p. Ardiri, centinaia solo a Palermo, l’esperienza era un’autentica riscoperta del Vangelo e di Gesù, una autentica nuova nascita spirituale.
Padre Ardiri diventava rapidamente un vero padre, amatissimo e prezioso.
E proprio la paternità, quella capacità di generare nella fede e nella vita spirituale, di indicare con chiarezza il vero fine e di saper accompagnare con amore verso di esso, è una delle cifre più caratterizzanti la sua figura, quella che ha lasciato un segno profondo nelle numerosissime persone che si riconoscono come suoi figli e nel cui cuore il suo ricordo rimane indelebile e carissimo.
Da lui si riceveva forte anche la sollecitazione a dare un respiro apostolico alla propria vita, qualunque fosse la propria condizione umana, economica, professionale, sociale.
Alla scuola dell’apostolo Ardiri ci si scopriva chiamati ad essere apostoli, a non poter tenere per se stessi l’amicizia di Gesù Cristo, così profondamente sperimentata, ed il gusto della scoperta di Dio in tutte le cose, ma ad accogliere sul serio l’invito a mettersi al fianco del Figlio sulle strade del mondo per servire con la propria vita ogni fratello e per conquistarlo al Padre.
E a farlo anzitutto a partire dalla propria condizione di vita, qualunque essa fosse, dai propri talenti, dal proprio lavoro professionale ed anche domestico, umile o prestigiosissimo che fosse.
Il desiderio di formare apostoli, unito all’amore per il carisma del fondatore, il caro Padre Ignazio di Loyola, e per la sua spiritualità, lo porta, a partire dal gennaio 1983, a riunire intorno a sé alcuni di quei laici che per primi aveva guidato lungo l’itinerario delle Quattro Settimane.
Nasce così la Compagnia di S. Ignazio, un’altra creatura dell’amore profetico e
generoso di p. Ardiri.
Gli incontri sono quindicinali e durano tre ore ciascuno; per anni l’appuntamento è fissato la domenica pomeriggio e poi il sabato, a partire dalle sedici: un impegno intenso per dei laici che studiano, lavorano, hanno famiglia... ma nessuno di loro mancherebbe, senza una ragione molto seria, ad uno solo di quegli incontri.
In essi ci si forma per servire nella Chiesa attraverso un approfondimento della spiritualità ignaziana della quale il magistero di p. Ardiri sa far gustare la straordinaria ricchezza.
Agli incontri ci si prepara con la riflessione personale su articoli, saggi, libri di volta in volta “assegnati” dal Padre, come in una vera scuola. I testi sono anzitutto quelli dello stesso S. Ignazio, a partire dalla Autobiografia, dal Diario Spirituale, dalle lettere, seguiti da una gran quantità di altri testi sui più diversi aspetti della spiritualità e del carisma ignaziano, che vengono scandagliati, meditati e gustati in profondità.
L’intelligenza degli argomenti, il loro approfondimento culturale si unisce ad un forte coinvolgimento del cuore e della vita stessa.
Lo “studio” non è mai separato dalla preghiera, dalla condivisione, dalla vita e dal servizio, nei quali deve tradursi e dare i suoi frutti. Negli incontri si prega insieme, si condivide la propria riflessione e si confronta la propria esperienza, ci si sostiene nell’impegno apostolico personale, ci si incoraggia a vivere tutta la propria vita al servizio degli altri. Vi sono resi concretamente presenti da p. Ardiri anche i poveri, gli ultimi, le missioni: nessun incontro si conclude senza una raccolta di denaro destinata al loro sostegno e senza che p. Ardiri richiami l’esigenza evangelica della sobrietà dello stile di vita e della solidarietà con i poveri ai quali raccomanda di destinare quella parte dei propri beni che ad essi in realtà appartiene.
Al servizio p. Ardiri spinge con determinazione, con energia e con amore. I compagni si ritrovano prestissimo al suo fianco nella conduzione degli EVO oltre che lanciati nella preparazione e nella guida di ritiri spirituali ed incontri di preghiera.
Sperimentano, alla scuola di p. Ardiri che veri strumenti apostolici, utili per avvicinare a Dio, possono essere anche le più disparate realtà umane. Non è facile per i compagni tenere il ritmo di una creatività apostolica che può senz’altro essere detta vulcanica.
Nel giro di pochi anni i frutti di tale creatività apostolica si moltiplicano. Padre Ardiri ispira l’organizzazione dei convegni di spiritualità ignaziana, che diventano presto a Palermo una tradizione consolidata e che vedono, grazie alla sua intraprendenza, intervenire alcuni fra i più prestigiosi dei suoi confratelli gesuiti, spesso gli stessi assistenti del Generale della Compagnia di Gesù.
Ai convegni si affianca per sua iniziativa l’allestimento di mostre fotografiche, l’organizzazione di pellegrinaggi estivi sui luoghi ignaziani d’Italia e d’Europa, la redazione di schede, come quelle contenute nei fascicoli dedicati a Luigi Gonzaga, Rupert Maier ed Agostino Pro, volute da p. Ardiri perché il modello di grandi santi della Compagnia di Gesù potesse servire come traccia per nuovi cammini di santificazione e di imitazione del Signore.
Anche il cinema e l’arte tutta diventano nelle mani di p. Ardiri strumenti apostolici.
Ritornano oggi alla mente i cicli di incontri dedicati alla produzione di Bunuel e l’uso sapiente che sapeva fare di tante immagini di capolavori d’arte, così meticolosamente collezionate in vista del suo magistero spirituale.
Ed ancora i cicli di visite nei luoghi d’arte di tutta la Sicilia e della città di Palermo, ai quali tante persone aderivano con entusiasmo, attratte dalla possibilità di meglio conoscere ed amare la loro terra e dalla ambilità di padre Ardiri, per poi ritrovarsi intorno a lui guidati a gustare la bellezza di Dio riflessa in ogni bellezza ed a pregare con lui, contagiati da quell’amore tenero che lo portava ad affidare al Padre tutti gli uomini.
Non dimenticherò l’intensità di un’eucarestia celebrata a Caccamo, al termine della visita del famoso castello nel quale molte persone hanno in passato duramente sofferto, quando la sua preghiera d’intercessione si estese a comprendere, in un ricordo affettuoso di affidamento a Dio, non solo tutti i presenti, ma perfino quanti, nel corso dei secoli tra quelle mura avevano patito torture e violenze di ogni genere.
Compresi, dall’intensità di quella sua preghiera, quanto cara gli fosse l’umanità tutta, che egli sapeva guardare con lo sguardo stesso di Gesù e per la cui salvezza continuamente pregava e si adoperava.
All’interno dell’Istituto Gonzaga la sua cura spirituale raggiungeva tutte le componenti della scuola. Molto caro mi rimane il ricordo delle gite organizzate dal Padre, negli anni del suo rettorato, per i giovani docenti, gite pensate per favorirne l’affiatamento in un clima rilassante, ma nelle quali non mancava mai il momento di riflessione e preghiera.
E a pregare e a scoprire Dio p. Ardiri riusciva a mettere anche genitori, alunni e collaboratori incaricati delle più svariate mansioni; invitava nei gruppi degli EVO quelli che reputava adatti a tale esperienza, senza trascurare di coinvolgere comunque tutti in più semplici incontri organizzati nella formula delle missioni popolari o ancora nei tempi forti dell’anno liturgico.
E così si preoccupava che non mancasse nelle giornate d’Istituto uno spazio riservato alla presentazione a studenti e famiglie di qualche figura significativa della Compagnia di Gesù o di qualche tema utile ad una loro prima evangelizzazione e che in ogni classe venisse curata settimanalmente la pagina del Vangelo domenicale.
Pari attenzione e cura apostolica p. Ardiri riservava ai poveri e ai semplici come ai ricchi, agli ultimi come alle persone colte e potenti. L’amore e la disinvoltura con cui si intratteneva con gli uni e con gli altri faceva comprendere quanto sul serio vivesse il paolino farsi tutto a tutti per portare tutti a Cristo.
La semplicità profonda e la carità discreta con le quali viveva e comunicava il Vangelo conquistava il portinaio come il docente universitario, la domestica come l’avvocato, l’immigrato come il notaio, il magistrato e l’imprenditore.
Lo ha reso visibile, più di tante parole, l’assemblea variegata riunita intorno all’altare della Cappella S. Luigi ad otto giorni dalla sua morte, nella quale umili immigrati capoverdiani e prestigiosi professionisti palermitani si sono ritrovati insieme, gli uni accanto agli altri, a pregare per p. Ardiri e qualcuno, come ha pubblicamente dichiarato, già a pregare p. Ardiri.
L’elenco delle sue iniziative apostoliche potrebbe ancora allungarsi; sembra impossibile riuscire a non tralasciare nel ricordo nessuna delle infinite e svariate
attività che l’amore gli ispirava.
Per riposare avremo il Paradiso, soleva rispondere sorridendo a chi esprimeva trepidazione per i suoi ritmi di impegno ed anche a chi si lamentava per la propria stanchezza.
Ma, nel contempo, raccomandava di non trascurare il sonno, che definiva medicina naturale per molte malattie, rimedio efficace per tanti mali, e la custodia della salute.
E di battute semplici e profonde insieme la conversazione di p. Ardiri era sempre
intessuta, non solo quella degli incontri personali dell’accompagnamento spirituale, ma anche quella informale degli incontri casuali.
Le sue parole, mai banali o superficiali, erano invece capaci di penetrare nel cuore e restare impresse nella memoria di chi lo ascoltava, cariche di saggezza e di amore.
Ricordati che è una creatura che Dio ama, ripeteva a chi trovasse difficile il rapporto con qualche persona o gravoso porsi al suo servizio; e ai giovani docenti raccomandava l’autorevolezza: ricorda che se non sarai tu a condurre loro, come deve essere, essi trascineranno te, diceva degli alunni.
Ed ancora: La comunicazione favorisce la comunione, ripeteva per incoraggiare le persone a intensificare i loro rapporti di amicizia, di affetto, di comunione spirituale anche attraverso lettere, cartoline, telefonate.
E a tutti insegnava, con il suo esempio prima che con le parole, a farsi gli uni per gli altri accoglienti come alberi frondosi nei quali ci si possa rifugiare e sentirsi accolti e protetti, ad essere persone ricche di quel calore che scioglie ogni rigidità e favorisce la vita, ed, ancora, a curare di essere amabili più che lamentarsi di non essere amati dagli altri, e di esserlo anzitutto fra le mura domestiche, nella vita di tutti i giorni.
Solo la malattia ha potuto fermare la sua straordinaria dinamicità apostolica, pur senza spegnere ancora per molti anni la dolcezza del suo sorriso e l’intensità del suo sguardo sul caro prossimo.
E nessuno di coloro che hanno conosciuto ed amato p. Ardiri, come dicono innumerevoli testimonianze, hanno dubitato che tale malattia, misteriosamente permessa dalla Provvidenza e da lui tanto serenamente abbracciata e vissuta, sia stata la sua offerta estrema di sé stesso, l’ultima sua generosa collaborazione al piano divino di salvezza dell’umanità, il suggello e la testimonianza definitiva del suo amore, del suo abbandono completo, della sua accoglienza fiduciosa della volontà del Padre.

Rosalba Patrizia Rizzuto

A Palermo - G. SCARLATA R.S.C.J. - ... guida sicura nella mia vita

Una persona incontrata per caso, diventata per me solida roccia su cui appoggiarmi, rifugio nelle difficoltà, guida sicura nella mia vita di religiosa e nelle responsabilità di governo, che mi sono state affidate nella mia Congregazione.

Ho conosciuto per caso padre Ardiri, il 14 settembre del 1979: sono le ore 10.30 circa, quando sento squillare il mio telefono. Dalla portineria mi comunicano: “Madre, c’è qui, in persona, il Padre che dovrà dare gli Esercizi; il Padre sa bene che non le ha chiesto alcun appuntamento, ma siccome si trova di passaggio da queste parti chiede se per caso lei è libera e può riceverlo”. “Certamente” rispondo io, e scendo subito in parlatorio.
È di regola nella mia congregazione che le comunità facciano ogni anno gli Esercizi spirituali ignaziani di otto giorni: in quell’ anno, in quanto superiora della comunità, avevo invitato per guidarceli padre Pietro Schiavone s.j. Convinta di trovarmi davanti a padre Schiavone, mi presento: “Suor Giovannella Scarlata” e lui: “Padre Giuseppe Ardiri”. Io resto un po’ turbata e senza parole. Ci sediamo. Padre Ardiri con uno sguardo penetrante, quanto mai, e un tono di voce mite e soave, mi dice, quasi scusandosi: “Innanzi tutto, Madre, mi scuso di averla disturbata, senza prima averla avvertita, ma devo comunicarle che il padre Schiavone non sta attualmente bene e il mio Provinciale ha trovato soltanto me, libero, per dare gli Esercizi alla sua comunità nella data da lei desiderata”. Dopo una breve conversazione, per prendere qualche accordo circa l’organizzazione del corso degli esercizi, ci salutiamo cordialmente.
Ritornando in camera, sento chiara nel mio profondo una strana sensazione, ed esclamo dentro di me: “ Che uomo santo e veramente spirituale! Questa sì che è una persona, che concretamente mi testimonia le parole di Gesù, citate nelle mie Costituzioni: “Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore”.
Dal 25 settembre al 3 ottobre 1979 padre Giuseppe Ardiri guida, per la prima volta, gli esercizi spirituali alla mia comunità.
Da questo corso usciamo tutte entusiaste, non solo per le meditazioni esposte in modo semplice, chiaro, profondo e concreto, ma anche, anzi soprattutto, per i colloqui avuti con lui, dal quale tutte ci siamo sentite pienamente accolte con molta cordialità, guidate personalmente, senza limiti di tempo, incoraggiate, ma anche fortemente stimolate a metterci sole davanti a Gesù Crocifisso per confrontarci e verificarci con i Suoi sentimenti e i Suoi gesti concreti.
Più volte nelle sue meditazioni ci diceva: “Leggendo le vostre Costituzioni, sono stato molto colpito dalle forti esigenze del vostro carisma: siete chiamate a glorificare il Cuore di Gesù con tutta la vostra vita, con una spiritualità di unione e conformità al Suo Cuore (“Abbiate gli stessi sentimenti, che furono in Cristo Gesù”, trovo citato nelle vostre Costituzioni), e con la Missione di scoprire e manifestare il Suo Amore mediante il vostro servizio di Chiesa: l’educazione. In questi giorni di esercizi penso che sarebbe bene che vi chiedeste: “Come ho risposto a questo grande dono? Come rispondo? Come desidererei rispondere?”. E insisteva molto sull’importanza del desiderio in Sant’ Ignazio, del farsi indifferenti a tutte le creature e ad usarle “tanto - quanto” ci portavano a raggiungere il fine del nostro carisma: la Gloria del Cuore di Gesù.
Inoltre ci ripeteva spesso: “Per vocazione voi siete chiamate ad essere delle donne specialiste nell’Amore. E se siete veramente chiamate, il Signore vi dà la grazia necessaria per rispondervi…ma…ricordiamocelo bene, Dio non impone nulla “Si vis…se vuoi…seguimi” ha detto al giovane ricco. Dio ci ama e ci chiede di amarlo liberamente…Tocca a noi rispondere e darGli il “magis”.
A conclusione degli esercizi, tutte le sorelle, ringraziandolo della pace, gioia e serenità, che aveva infuso nei nostri cuori con il suo stile proprio calmo ed energico, dolce e forte, semplice e profondo, gli chiediamo se può continuare ad accompagnarci, venendo una volta al mese per un pomeriggio di ritiro spirituale e impegnandosi già fin da allora a guidare gli esercizi spirituali per il 1980 e anche per gli anni successivi.
Padre Ardiri, con la sua solita pace e calma ci risponde: “ Io farò tutto il possibile, se è nella volontà di Dio”.
Cosi, con la sua caratteristica disponibilità e fedeltà egli continuò a seguirci, non solo come comunità locale di Palermo, ma anche come Provincia italiana, tenendoci dei corsi di esercizi spirituali a livello provinciale, fino all’estremo delle sue forze, celebrando le funzioni del triduo pasquale dell’anno 2000, quando abbiamo ben chiaramente percepito che non stava più bene.
Io personalmente ho avuto il grande dono di Dio di averlo come direttore spirituale per ben 20 anni, dal 1979 al 1999; ho ammirato sempre la sua disponibilità, la sua fedeltà, la sua chiarezza, dolcezza e fermezza nel guidarmi nel massimo rispetto della mia libertà, senza nulla mai impormi, ma sempre tutto propormi e facendomi mettere in questione sola davanti al mio Signore, e trovare così, sola con Lui, la via da percorrere “per amarLo di più e seguirLo più da vicino”.
Nell’aprile del 1983 la mia provinciale mi propone di lasciare l’Istituto di Piazza Sacro Cuore per andare a vivere nel quartiere ZEN, come responsabile della piccola Comunità inserita fra i poveri, che viveva in un appartamentino (dove non sarei mai voluta andare) e lavorava in parrocchia alle dipendenze del Parroco.
La mia provinciale, forse sapendo bene che mi stava proponendo un’obbedienza veramente per me dura e contraria a tutti i miei gusti e alle mie esigenze, a conclusione del colloquio mi dice: “ Giovannella, ti do otto giorni di tempo per poter riflettere e pregare, poi mi darai la tua risposta”.
Già, se ben mi ricordo, facevo parte della Compagnia di Ignazio, animata e guidata da padre Ardiri ed io, una volta alla settimana, andavo al Gonzaga, per aiutarlo in cose puramente pratiche: fare le fotocopie delle meditazioni che doveva dare… qualche traduzione dal francese… ecc.; evidentemente chiesi subito il suo aiuto per guidarmi in questo, per me, non facile discernimento.
Senza alcuna esitazione, mi diede subito linee e criteri per cominciare a farlo, orientamenti che ho seguito e seguo ancora oggi:
- Leggere…rileggere...meditare…pregare… e infine verificare se ho “veramente” la volontà ferma e decisa di dire ancora una volta, non solo con le parole, ma con la vita, l’offerta al Signore che suggerisce il n.98 degli EE.SS.
- Seguire fedelmente le regole del discernimento, appuntandomi tutti i “pro e contra” e pregare…pregare!
- Prendere la decisione, confermarla possibilmente in una Eucaristia e infine metterla nelle mani della provinciale.
Non finirò mai di ringraziare il Signore per avermelo fatto conoscere. Dalla sua vita, dal suo comportamento, dal “suo modo di procedere”, dalla sua maniera di guidarmi, più che dalle sue poche parole misurate, ho imparato cosa significhi concretamene, nel quotidiano “farsi indifferenti”, “desiderare - con la vita - di dare “il magis” al Signore Gesù , “vedere tutto in Dio e Dio in tutto”, vivere come servizio l’autorità, dando la vita per gli altri, e mettendomi come Cristo ai piedi delle mie sorelle per lavarglieli, interpretare sempre in bene le intenzioni degli altri, perdonare settanta volte sette, cancellare dal vocabolario della mia mente e del mio cuore le parole: “offesa e risentimento” e infine, come superiora, non dimenticarmi mai di pagare…pagare di persona per creare, facilitare e far crescere la Comunione in comunità.
E per finire, quando gli riferivo nei miei colloqui alcuni progressi, che mi sembrava di aver fatto, mi rispondeva sempre - con il suo caratteristico tono di voce, dolce, fermo e forte, che mi è rimasto nelle orecchie, nella mente e nel cuore - queste testuali parole: “Ricordati, Giovannella, che tutto quello che di buono pensiamo, diciamo, facciamo è solo dono Suo, che noi gli restituiamo; ma glielo ridiamo veramente solo se agiamo con purezza d’intenzione, senza alcuna ricerca di essere riconosciuti o di essere ricompensati e tanto meno mirando a fare bella figura, anche inconsciamente. Se agiamo solo per la Sua Gloria, tutto ha un senso, se no è tutto vanità delle vanità. Sappi che la vanagloria s’infiltra dappertutto, perciò ti consiglio, se ti è possibile, di pregare e verificarti ogni sera con le parole di questa preghiera del sec. XVI, attribuita a S. Ignazio, che adesso ti do”, e con affetto mi porgeva una immaginetta di S. Ignazio, con retro questa preghiera: “Signore Gesù, insegnaci ad essere generosi, a servirti come Tu meriti, a dare senza contare, a combattere senza temere le ferite. A lavorare senza cercare riposo, a darci, senza aspettare altra ricompensa, che sapere di compiere la Tua Volontà”.
E poi aggiungeva: “ E se vuoi alla fine chiedi anche al Signore: “Dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia. Questo mi basta”. (EE.SS. n.234).
Ripassando nella mia memoria e facendo riaffiorare nel mio cuore tutti i numerosi colloqui avuti con lui, per ben venti anni, risento e rivivo quella indicibile gioia…pace ....e libertà interiore, che mi hanno aiutata, e che oggi, nella certezza che egli è con il Suo Compagno Gesù, nella gloria del Padre, mi aiutano ancora di più a vivere ogni circostanza della mia vita, gioiosa o penosa, allegra o triste, leggera o pesante, con grande serenità, unita al Cuore del Mio Gesù, sicura del Suo Amore personale per me e totalmente abbandonata alla sua infinita misericordia.
Signore Gesù “Grazie” per avermi fatto incontrare padre Ardiri e per avermelo lasciato, per ben vent’anni, Padre e Maestro spirituale!.

Suor Giovannella Scarlata, R.S.C.J.

venerdì 20 agosto 2010

P. ARDIRI S.J... la Compagnia di S. Ignazio - 1983-1985

A Palermo - A. BONELLO A.C.J. - … Sacerdote secondo il cuore di Dio

Ricordando padre Ardiri e cercando per lui una definizione, lo definirei
“Sacerdote secondo il cuore di Dio”.
È stato un uomo di preghiera e di profonda vita interiore. Semplice nei modi, umile e disponibile nei confronti di tutti. Molto spirituale, trattava ogni persona con la quale si relazionava con profondo rispetto e interesse.
Le collaboratrici capoverdiane, che seguiva all’inizio della sua permanenza a Palermo, erano molto contente della sua presenza attiva ed interessata.
Non giudicava mai male nessuno e scusava sempre.

Suor Anna Bonello
Ancella del Sacro Cuore

A Palermo - G. GIACOPELLI A.C.J. -… sapeva capire le debolezze altrui, avendo conosciuto la propria debolezza e fragilità

Padre Ardiri è, tra i sacerdoti, uno dei miei ricordi più amabili. Sempre disponibile, sorridente e profondamente spirituale; era un uomo di cui si poteva dire “è innamorato di Dio e appassionato all’umanità dolente” intorno a lui. Sapeva capire le debolezze altrui, avendo conosciuto ed accettato, alla maniera ignaziana, la propria debolezza e fragilità. I limiti personali che gli presentavo, nella confessione e direzione spirituale, me li faceva vedere come un “dono”, come “risorsa” per essere più vicina agli altri. Niente di quanto potesse essere umano gli era estraneo e questo ha insegnato anche a me: da chiunque può venire uno splendore di verità divina nascosta nella povertà umana.
La mia Consacrazione da lui ha ricevuto una spinta, un impulso di luce e di entusiasmo; mi ha fatto percepire, negli eventi, le tracce della “storia della salvezza” sempre in atto e nella mia chiamata una “benedizione” aperta al mondo. Allora ero giovane e alle prime armi nell’apostolato. Questa benedizione nella mia esistenza è stato il frutto della sua presenza cordiale, ma sempre discreta e piena di preghiera per me. Sapevo che sulla sua preghiera costante potevo sempre contare.
È un’eredità spirituale che ho racchiuso tra le mie esperienze più ricche e feconde:
la sua morte non toglie nulla ai ricordi, ma agevola piuttosto una comunione nello spirito come il Signore ha promesso: “Vado a prepararvi un posto”.

Suor Gabriella Giacopelli
Ancella del Sacro Cuore

A Palermo: S. M. T. Pagano - fervore di apostolato spirituale, al Collegio Gonzaga…la Compagnia di S.Ignazio -M.T. PAGANO A.C.J: … attento alle mozioni dello Spirito, saggio, fine psicologo, equilibrato . .

Negli anni ’80 nei locali della nostra casa di Palermo si svolgeva un fervente apostolato con le immigrate provenienti da Capo Verde e dal Madagascar.
Padre Ardiri la domenica celebrava l’Eucaristia per loro nella cripta; spesso le riuniva per delle catechesi interessandole con la proiezione di filmati e diapositive.
Partecipava alle frequenti feste che organizzavano per varie ricorrenze; ricordo che alle ragazze scattava molte fotografie, che poi regalava loro e s’intratteneva a parlare affettuosamente con tutte, anche singolarmente, facilitato dalla sua conoscenza della lingua portoghese.
Le ragazze gli volevano tanto bene perché padre Ardiri era molto paterno e s’interessava dei loro problemi. Quando non ha più potuto seguirle per il moltiplicarsi dei suoi impegni, continuava a chiedermi spesso notizie di loro.
Di padre Ardiri conservo tanti bei ricordi: ne riporto qualcuno.
Lo conobbi la prima volta in una celebrazione eucaristica nella nostra chiesa delle Ancelle: durante la sua brevissima omelia, avvertii un “feeling” con la mia spiritualità.
Ricordo che terminata la celebrazione mi recai in sacrestia e gli chiesi se accettava di farmi da guida spirituale. Egli, amabilmente e con molta delicatezza, mi rispose: “Lei non mi conosce ancora (vivevo da poco a Palermo), lasci trascorrere qualche tempo e poi deciderà”. Io rimasi ammirata dalla sua cordialità e dalla luminosità del suo sorriso!
Come guida spirituale era delicatissimo ed attento alle mozioni dello Spirito; saggio, fine psicologo, equilibrato. S’interessava della persona intera: fisico, psiche e spirito! In lui ammiravo anche una certa saggezza orientale: spesso, al momento opportuno, ripeteva qualche detto:
“Quando sei nato tu piangevi e tutti ridevano; quando morirai tutti piangeranno e tu riderai”.
“ Il Signore ci ha creati con due orecchie e una sola bocca perché c’impegnassimo ad ascoltare molto e a parlare poco!”.
Quando veniva a celebrare nella nostra chiesa, tutte godevamo per le sue omelie, brevi, ma dense di spiritualità; alcune erano dei veri gioielli di consigli pratici che ci aiutavano ad approfondire il nostro rapporto con il Signore.
Padre Ardiri amava tanto Gesù Cristo e, quando parlava di Lui, lasciava dentro un desiderio forte di seguire il Signore.
Un anno, in cui non ero riuscita a fare gli esercizi con la mia Comunità, gli chiesi se potevo farli guidati personalmente da lui. Era agosto, il caldo feroce palermitano invitava tutti a fuggire dalla città… Lui mi rispose con tanta amabilità che proprio in quel periodo il fratello gli aveva regalato un viaggio all’estero, ma che avrebbe rimandato la data per darmi gli esercizi! Sono stati un’esperienza intensissima d’incontro con Dio che hanno lasciato un solco importante nella mia vita! Per di più mi ha regalato un grande esempio di abnegazione e di amore alle anime.
Ho appreso la notizia della sua malattia con grande dolore, avvertendo anche una grave perdita per le tante persone che si facevano guidare da lui nel cammino verso Dio. Sicuramente vicino al suo Signore che ha tanto amato e servito da vero gesuita non tralascerà di intercedere per il bene di quanti abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo!

Suor Maria Teresa Pagano
Ancella del Sacro Cuore

A Messina - Francesco Prestipino Giarritta - ... abbia pace e ce la dia, perché è un ascoltato intercessore

Ho conosciuto, nella mia vita non più breve, rarissimi esempi di rigore e di rispetto insieme nel comandare e nel redarguire con un elevato senso dell’ordine e una partecipazione del cuore; padre Ardiri faceva trasparire l’unzione del sacerdote
e addomesticava la severità del suo ministero con la cordialità del magistero attento all’età, al carattere, all’insopprimibile odore umano di chi s’illuminava ai suoi occhi e si modificava nell’umore e nello spirito alla sua parola pacata e suadente.
Ci portava alle altezze, lui mingherlino, della sua spirituale paternità.
Non si dimenticavano moniti e misericordia e si aveva sempre l’impressione di essere confessati e assolti, avviati su vie diverse di compunzione e di entusiastici propositi. Veniva dal di dentro, da lui che non si faceva esterno, la spinta d’amore
che si traduceva in progetti di redenzione e di avanzamento.
Il rettore, il ministro con alunni e professori – io ho insegnato alla sua scuola – si consumavano, insomma, in atti d’irripetibile umanità.
Anch’io ho saggiato l’umano di questo sacerdote gesuita anche quando ho avuto, con la mia famiglia, la sollecitata occasione di spartire a mensa lo stesso pane e di bere lo stesso vino. Non era, quando fu la prima di tante volte, ancora minacciato
dal male, che col dolore della sua sofferenza lo ha fatto avvicinare alla pazienza del divino crocifisso. È mancato ai miei inviti e non l’ho trovato spesso nella sua nicchia di patimento: avevo pudore di ostentare il mio passo e la mia voce a chi non dava né l’uno, né l’altra.
Padre Ardiri, il medesimo nella vita attiva e nella sua rinunzia alla dimensione di questo mondo. Ci perdoni e preghi per noi! La sua promessa di pregare per me l’ho avuta la prima volta che l’ho conosciuto e ne volevo immediatamente conservare il privilegio. Ma sono certo che l’abbia rinnovata tutte le volte che ha visto il mio viso e sentito le mie parole.
Abbia pace e ce la dia, perché è un ascoltato intercessore.

Francesco Prestipino Giarritta