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Membri della CVX - Palermo







Temi: La Spiritualità Ignaziana







martedì 1 luglio 2014

Per il Sangue di Gesù (Canto di Lode)

La Tenerezza di Gesù n.2 .


 LA TENEREZZA MANIFESTATA DA GESU NELL'ULTIMA CENA HA, NON A CASO, ISPIRATO MOLTISSIME OPERE D'ARTE, LUI, ALLA VIGILIA DELLA SUA PASSIONE, CONDIVIDE QUELLE ULTIME ORE CON I DISCEPOLI CHE, SPESSO, NON LO CAPIVANO, MA LO SEGUIVANO SEMPRE, UN POCO COME TUTTI NOI, NON SAPPIAMO VIVERE SENZA DI LUI MA NON SEMPRE CAPIAMO O FACCIAMO LA SUA VOLONTA', CIONONOSTANTE EGLI RIMANE SEMPRE VICINO, ANCHE SE NOI , PROPRIO COME I SUOI DISCEPOLI DI QUEL TEMPO, LO RINNEGHIAMO, O, NEANCHE NOI, SPESSO, SAPPIAMO VEGLIARE E  PREGARE, EPPURE LA SUA TENEREZZA CI ACCOMPAGNA NELLE PERSONE CHE INCONTRIAMO OGNI GIORNO, RECANDOCI TUTTO A NOME DI LUI, SPESSO, SENZA CHE NOI CE NE RENDIAMO PIENAMENTE  CONTO O  LO RINGRAZIAMO ADEGUATAMENTE, TUTTO INTORNO A NOI CI MANIFESTA IL SUO AMORE- LA NATURA CHE SPESSO NON RISPETTIAMO, GLI AMICI CHE CI SONO ACCANTO, I NENICI, CHE LUI CI INSEGNA A PERDONARE E LA NOSTRA MISERIA CHE EGLI COLMA E SANA CON LA SUA TENEREZZA , LE  NOSTRE FRAGLITA' CHE LUI SANA, A TUTTI SUCCEDE, COMPIENDO UN BUON ESAME  DI COSCIENZA, DI VEDERE,  TALVOLTA, SPECIE SE AIUTATI DA UNA BUONA GUIDA SPIRITUALE, QUANTI DONI RICEVIAMO E DI QUANTA BONTA' GODIAMO, FERMANDOCI AL DONO, SENZA SAPER VOLGERE IL NOSTRO SGUARDO AL DONATORE,EBBENE , POSSIAMO CHIEDERE A GESU' CHE CI DIA LA CONSAPEVOLEZZA DELLA SUA  INFINITA TENEREZZA, CHE E'UN'ALTRA  ESPRESSIONE DELLA SUA INFINITA MISERICORDIA, CHIEDIAMOGLI DI RICAMBIARE QUESTA INFINITA TENEREZZA NEL NOSTRO PICCOLO,GUARDANDO CON UNO SGUARDO DI LODE A TUTTO CIO' CHE GODIAMO NELLA VITA DI OGNI GIORNO, IL SOLE, IL CIELO E L'AMORE DI CHI  STA INTORNO,  TUTTO IL BENE PROVIENE SEMPRE DAL CUORE DI GESU', SPLENDIDO E FERITO DAI PECCATI DELL'UMANITA', A VOLTE  ANCHE NOI VORREMMO  RICAMBIARE QUESTA INFINITA TENEREZZA E OFFRIRE  NOI STESSI  MA  LA   CONSAPEVOLEZZA DELLA NOSTRA MISERIA CE NE FA SENTIRE INDEGNI, CADIAMO COSI' IN UNA SOTTILE TENTAZIONE, PENSIAMO CHE NON POSSIAMO OFFRIRE A GESU' TUTTO QUEL CHE VIVIAMO, SOFFRIAMO E SIAMO, POI, CON LA PREGHIERA, IL NOSTRO CUORE PUO' FINALMENTE RIPOSARE NEL SUO, OFFRENDOGLI TUTTO IL NOSTRO GRANDE, ANCHE SE, MISERABILE AMORE, QUESTO MI COLPISCE SEMPRE, CHE GESU' SI 'INNAMORA PROPRIO DELLA POVERTA', SPECIE QUELLA SPIRITUALE E ACCETTA ANCHE LA NOSTRA POVERA SOFFERENZA.
                                                                                                             GIULIANA PRATO

domenica 29 giugno 2014

La Sofferenza e la tenerezza di Gesù


 sofferenza e dolcezza
 RIGUARDO A QUESTO TEMA MI SOFFERMO SU UNA SCENA  DEL VANGELO, TANTO NOTA   E VISITATA DA NOI CREDENTI DA NON ESSERE NECESSARIO CITARLA NEL DETTAGLIO, QUANDO GESU', DOPO AVER PREGATO INTENSAMENTE, NELL'ORTO DEGLI ULIVI VA DAI DISCEPOLI E DICE LORO:'VEGLIATE E PREGATE PER NON ENTRARE IN TENTAZIONE", MA ESSI, POCO DOPO, VINTI DALLA LORO FRAGILITA' SI ADDORMENTANO E GESU', CON DOLCEZZA AGGIUNGE: NON SIETE STATI CAPACI DI VEGLIARE NEANCHE UN'ORA CON ME". QUI MI SEMBRA DI VEDERE  SIA IL DOLCE INVITO DEL CRISTO A PARTECIPARE ALLA SUA PASSIONE SIA L'ESORTAZIONE AD UNA PREGHIERA INCESSANTE, SPECIE NEI MOMENTI DIFFICILI, MA LA TENEREZZA DI GESU' SOPRAVANZA QUESTO ARDUO INVITO CON QUELLE PAROLE CHE COMPRENDONO E GIUSTIFICANO LA FRAGILITA' DEI DISCEPOLI, INCAPACI  DI VEGLIARE CON IL SIGNORE. MI SEMBRA DI VEDERE QUI COME  LA MISERICORDIA DIVINA SOPRAVANZI LA GIUSTIZIA NEL DISEGNO PROVVIDENZIALE DELLA SALVEZZA PER CUI IL CRISTO SI OFFRE AL MONDO NELLA SUA INCARNAZIONE, PASSIONE, MORTE E RESURREZIONE.MERITEREMO DI PARTECIPARE ALLA SUA  SOFFERENZA SE EGLI, MISTERIOSAMENTE, CI  CHIAMERA' A QUESTA  ARDUA VOCAZIONE, ALLA QUALE TUTTI, SPESSO  SENZA SAPERLO, SIAMO CHIAMATI, MA DALLA SUA MISERICORDIA CI TROVIAMO SEMPRE AVVOLTI, NOSTRO MALGRADO SAPERLO O RENDERGLI LODE ADEGUATA. IN QUESTO PASSO DEL VANGELO GUSTIAMO IL TENERO AMORE DI GESU' E LA SUA DELICATA VICINANZA TANTO CHE CI ADDORMENTIAMO COME I DISCEPOLI, COME BAMBINI NELLE BRACCIA DELLA MAMMA  IL CRISTO  VIVE CON NOI TUTTO QUELLO CHE CI TOCCA DI VIVERE, BASTA FERMARSI UN MOMENTO PER SENTIRLO VICINO  A NOI, DELICATO E DOLCE COME QUEL VENTO CHE FECE AVVERTIRE A MOSE' LA PRESENZA DI DIO, NOI CRISTIANI NON SIAMO MAI SOLI, CI ACCOMPAGNA LA CONSOLAZIONE DIVINA, A NOI TOCCA SAPERLA DISCERNERE, COME DICE SANT'IGNAZIO, ALLONTANANDO OGNI DESOLAZIONE  CHE NON VIENE DA DIO, IN QUESTO FACCIAMO USO DEL DISCERNIMENTO CHE CI FA GUSTARE L'AMORE DIVINO CHE CI AVVOLGE E CI ACCOMPAGNA SEMPRE-
                                                                                                     Riflessioni di Giuliana Prato

venerdì 27 giugno 2014

La Tenerezza di Gesù n.1



CONTEMPLANDO QUESTA CELEBRE IMMAGINE CI COLPISCE CHE MARIA TIENE STRETTO IL PICCOLO GESU'  MA, NEL CONTEMPO, SEMBRA QUASI OFFRIRCELO,  SUL SUO BRACCIO DOVE SEMBRA ESSERE  COME SU UN TRONO, LO SGUARDO DI MARIA, TENERO E ACCORATO, RIVOLTO VERSO DI NOI CI ATTRAE, SE POI GUARDIAMO AL PICCOLO GESU', I SUOI OCCHI, TENERAMENTE RIVOLTI VERSO  IL VOLTO DI MARIA CI DICONO CHE LUI 'IMPARA' DA LEI L'AMORE VERSO VERSO DI NOI ,VERSO IL MONDO CHE  TUTTI E DUE SANNO ESSERE BISOGNOSI  DELL'INFINITA MISERICORDIA DIVINA. LA CIRCOLARITA' DELL'ABBRACCIO LI UNISCE IN UN'UNICA OFFERTA D'AMORE, IN CUI SI ESPRIMONO GIUSTIZIA  E MISERICORDIA DIVINA MISTERIOSAMENTE, GUARDANDO  CI SENTIAMO INCORAGGIATI DAGLI OCCHI  ACCOGLIENTI DELLA MADRE CHE CI COMUNICA TUTTO IL SUO AMORE E, CHE, CON IL SUO SGUARDO TENERO E ASSORTO, ASSIMILA AL SUO OGNI NOSTRO DOLORE, QUI SEMBRA  DI VEDERE LA MADRE IN CROCE E IL FIGLIO AI PIEDI, IN UNA SITUAZIONE INVERSA RISPETTO AL CALVARIO,GUARDANDO A MARIA, TROVIAMO UNA VOCAZIONE SPECIALE-QUELLA DI GUARDARE AL MONDO CON GLI OCCHI DEL FIGLIO, ANCHE NOI CONSEGUIAMO UNO SGUARDO REDENTIVO, ALLORA COMINCIAMO A PARTECIPARE, PUR NELLA NOSTRA MISERIA, AL  GRANDE MISTERO DELLA INCARNAZIONE, IN CUI PROVVIDENZIALMENTE SI DECLINANO LA MISERICORDIA E LA GIUSTIZIA DIVINA, GUARDANDO AL TENERO GESU'  NE DIVENTIAMO CONSAPEVOLMENTE PARTECIPI RIUSCIAMO  ANCHE NOI A PARTECIPARE A QUESTO MIRABILE DISEGNO DI SALVEZZA COMPIENDO OGNI GIORNO LA VOLONTA' DI DIO, DICENDO ANCHE NOI I NOSTRI 'FIAT, CAMMINO NON FACILE IN CUI CI AIUTA LA PRATICA DELLA 'INDIFFERENZA' IGNAZIANA, POSSIAMO ANCHE RIVEDERE TUTTI I MISTERI DEL ROSARIO, ALLA LUCE DI QUESTA PROGRESSIVA REALIZZAZIONE DELLA VOLONTA' DIVINA  I MISTERI DEL ROSARIO, NELLA CUI CONTEMPLAZIONE SCORGIAMO COME MARIA SIA MODELLO ANCHE PER LA PRATICA DELLA 'INDIFFERENZA  CHE GLI ESERCIZI SPIRITUALI CI CONDUCONO A PRATICARE NELLA NOSTRA VITA, SCOPRIAMO ALLORA  CHE GLI ESERCIZI DI SANT IGNAZIO SONO STRUMENTO FORMIDABILE DI PROGRESSIVA CONVERSIONE  IN UN CONTESTO CHE NON RENDE FACILE LA TESTIMONIANZA CRISTIANA E IMPARIAMO ATTRAVERSO DI ESSI  A IMITARE MARIA CHE  CONIUGO' TENEREZZA E OBBEDIENZA , VICINANZA AL FIGLIO E VICINANZA AL MONDO  NELL'ASSOLUTA  OBBEDIENZA ALLA VOLONTA' DEL PADRE,CERTO SEMBRA UN MODELLO IRRAGGIUNGIBILE, MA FACCIAMO UN PICCOLO PASSO PER COMINCIARE QUEL CAMMINO CHE ALTRI HANNO GIA' TRACCIATO E PERCORSO PRIMA DI NOI E PERCORRIAMOLO INSIEME ALLA CHIESA 
GIULIANA PRATO

martedì 24 giugno 2014

La Madonna della tenerezza

  



Una immagine che mi e' molto cara e' la Madonna della tenerezza, mi colpisce lo sguardo di Maria, rivolto verso noi che guardiamo.dopo il mio sguardo si posa su Gesù' mi sembra che i suoi occhi cerchino quelli della Madre rivolta verso di  noi, direi che, guardandola, il piccolo ' impari da Lei ad amare il mondo,il Bambino si trova in  braccio a Maria come su un trono, Lei sembra offrirLo verso di noi, senza stringerlo o trattenerlo, questo abbraccio singolare mi riporta alla indifferenza ignaziana, che ci insegna a  trattare ogni oggetto del nostro amore in ordine a Dio, inoltre questa immagine mi delinea perfettamente che la Redenzione è cominciata con Maria, non solo per il sui FIAT, ma anche per questo atto di offerta del suo Gesù'
Giuliana Prato

SIGNIFICATO DELL'INDIFFERENZA IGNAZIANA


 
 CHE COSA SIGNIFICA ESSERE INDIFFERENTI? CERTO NON   SIGNIFICA NON AVERE AMORE O INTERESSE, AL CONTRARIO, SIGNIFICA VEDERE TUTTO ATTRAVERSO L'AMORE DI DIO, IMPRESA, ANZI, NISSIONE,  NON FACILE, IN UN MONDO COME IL NOSTRO, ATTRAVERSATO  DA PASSIONI DI OGNI GENERE, E. PER QUESTO, PIU' BISOGNOSO DI CONOSCERE GESU', PROPRIO IL CAMMINO PER CUI CI CONDUCE IGNAZIO CON I SUOI ESERCIZI,DI CUI L'INDIFFERENZA COSTITUISCE UN PILASTRO FONDAMENTALE, CI INSEGNA A GUARDARE A TUTTO CON GLI OCCHI DI DIO, NON CON LE NOSTRE PARZIALI  E INGANNEVOLI  PROSPETTIVE, CERTO IMPRESA NON FACILE, ANCHE I  PRIMI  DISCEPOLI  SI IMBATTERONO IN QUESTA DIFFICOLTA', MA ECCO CHE SANT'IGNAZIO CI AIUTA FACENDOCI ESERCITARE NELL'INDIFFERENZA, IMPARANDO A GUARDARE CON OCCHI SEMPLICI,  COME QUELLI DEI BAMBINI, CHE ACCETTANO TUTTO COME DONO DI DIO, NOI SPESSO, INVECE GUARDIAMO CON OCCHI CALCOLATORI E ORGOGLIOSI, VIVERE COMPIENDO TUTTO COME SE TUTTO DIPENDESSE DA NOI, MA POI ACCETTARE TUTTO COME SE TUTTO DIPENDESSE DA DIO, INFATTI TUTTO SI COMPIE NELLA SUA VOLONTA' CHE DEVE DIVENTARE LA NOSTRA,COME FU PER MARIA E PER TUTTI I SANTI  CHE ERANO FELICI QUANDO VIVEVANO UNITI E OBBEDIENTI ALLA VOLONTA' DIVINA, IMPRESA NON FACILE E MISTERIOSA MA IL CAMMINO IGNAZIANO CI INSEGNA A MUOVERE I PASSI GIUSTI, CI VUOLE ESERCIZIO, AMORE E SACRIFICIO MA, COL TEMPO, DIVENTA POSSIBILE, MULLA E' IMPOISSIBILE A DIO
Giuiana Prato

Il Blog conitinua............


21 giugno 2014  Festa di S.Luigi Gonzaga


  Castiglione delle Stiviere,  
Mantova, 9 marzo 1568 
Roma, 21 giugno 1591

Figlio del marchese Ferrante Gonzaga, nato il 19 marzo del 1568, fin dall'infanzia il padre lo educò alle armi, tanto che a 5 anni già indossava una mini corazza ed un elmo e rischiò di rimanere schiacciato sparando un colpo con un cannone. Ma a 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un'altra: quella che attraverso l'umiltà, il voto di castità e una vita dedicata al prossimo l'avrebbe condotto a Dio. A 12 anni ricev
ette la prima comunione da san Carlo Borromeo, venuto in visita a Brescia. Decise poi di entrare nella compagnia di Gesù e per riuscirci dovette sostenere due anni di lotte contro il padre. Libero ormai di seguire Cristo, rinunciò al titolo e all'eredità ed entrò nel Collegio romano dei gesuiti, dedicandosi agli umili e agli ammalati, distinguendosi soprattutto durante l'epidemia di peste che colpì Roma nel 1590. In quell'occasione, trasportando sulle spalle un moribondo, rimase contagiato e morì. Era il 1591, aveva solo 23 anni. (Avvenire)

Spazio Aperto si aggiorna contuando ad offrire i frutti del Padre Ardiri s.j attraverso le riflessione maturate con l'aiuto di P. Sibilio s.j e di tutti i Padri Gesuiti che in tutti i modi  hanno continuato a farci crescere all'interno della CVX Italiana.
La generosità di Dio Padre, Creatore e Signore, puntuale  nel segno dei tempi ci ha donato:


 
 il primo Papa Gesuita della storia

Jorge Mario Bergoglio s.j.

domenica 12 settembre 2010

A Palermo - M. A. MACALUSO A.S.M. ... gesuita tutto ignaziano

… un gesuita tutto ignaziano



Scrivere di un sacerdote che per un decennio è stato “mediazione” del Signore per il proprio cammino di fede non è generalmente un’impresa facile, anche perché difficilmente si può astrarre il contenuto dall’esperienza vissuta e compresa nella “relazione d’aiuto” e nella relazione specifica che è quella degli Esercizi Spirituali.
Spero, pertanto, anche con l’aiuto dal cielo dello stesso p. Ardiri, di poter tracciare alcune note che, dal mio punto di vista, possano esprimere alcuni tratti del suo stile abituale di “essere con e per gli altri” nel cammino verso una più consapevole adesione e sincera sequela del Signore.
Io ho conosciuto p. Ardiri a Palermo verso la fine del 1985 perchè, avendo saputo che egli aveva avviato a Palermo l’esperienza degli Esercizi spirituali nella vita corrente, cammino che io da tempo desideravo intraprendere, mi sono rivolta a lui per chiedergli di poter iniziare questo itinerario.
Egli anzitutto mi chiese quale fosse la motivazione che mi muoveva nel desiderare l’esperienza degli EE.SS. nella vita corrente, poi esplicitò alcune linee essenziali dell’itinerario e, quindi, si rese disponibile proponendomi, però, anzitutto un tempo di “preghiera guidata” per una reciproca iniziale conoscenza.
Io ritenni tale propedeuticità assai opportuna d’ambo le parti e così, dopo alcuni incontri, il Padre mi propose di iniziare il cammino proprio degli EE.SS., cammino che era possibile intraprendere o in gruppo o individualmente. Io optai per l’itinerario guidato individualmente.
Dopo i due anni previsti per l’itinerario degli EE.SS. il padre mi propose un cammino di approfondimento in gruppo, attraverso incontri quindicinali da lui condotti.
Così l’esperienza della guida del p. Ardiri, con modalità differenti, l’ho vissuta fino alla fine del 1997.
Questa premessa l’ho ritenuta opportuna per contestualizzare la mia conoscenza del padre, prima di esprimere delle note su quello che sono riuscita a cogliere, a ricordare, a teorizzare dell’esperienza vissuta.
Nel fare memoria sono emersi in me tanti vissuti, insegnamenti, ricordi, aneddotti che mi pare possano essere riconducibili a tre aspetti sui quali, da testimone, desidero esprimere qualche nota:
- lo stile umano – spirituale del p. Ardiri;
- l’amore per il cammino degli EE.SS. e la pedagogia ignaziana;
- la progettualità moltiplicatrice.
1° - Lo stile umano – spirituale del p. Ardiri
Ritengo che davvero chi, per grazia e in modo consapevole, vive in Cristo è una persona che, sia pure con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, diffonde una qualità della vita umana tale da irradiare sprazzi della luce di Dio. In tal senso parlo di stile umano-spirituale.
Nell’incontro con p. Ardiri si coglieva, con facilità, un’umanità unificata in Dio;
un uomo sereno, semplice, pacificato, mite, umile, disponibile, ma nel rispetto “ordinato” del tempo proprio e altrui (cf. EE.SS. n.21), attento e non giudicante nell’ascolto, propenso a dare fiducia e a confermare nel bene, ma non accomodante; sollecito verso i bisogni degli altri, soprattutto dei più poveri e indifesi, pronto ad aiutare concretamente e a coinvolgere altri per un aiuto più idoneo.
Questo suo modo d’essere facilitava l’incontro, la relazione, la comunicazione;
favoriva lo sciogliersi di resistenze interiori ed esteriori, incoraggiava a camminare, con più verità e libertà, nella sequela del Signore.
2° - L’amore per il cammino degli EE.SS. e la pedagogia ignaziana
In p. Ardiri si coglieva immediatamente e, man mano, sempre più fortemente,
l’intimo vincolo che sentiva e nutriva con S. Ignazio, suo Padre Fondatore, e con il
cammino spirituale da lui tracciato attraverso l’itinerario e il metodo degli EE.SS.
Avviava, con pazienza, le persone che accompagnava nel cammino, alla conoscenza di sant’Ignazio per favorire la comprensione di un’esperienza spirituale vissuta prima che sviluppata nel libretto degli Esercizi.
Alla sensibilità di qualcuno questo poteva inizialmente sembrare eccessivo, ma alla fine si finiva con il constatare la ricchezza di una pedagogia contestualizzata e inculturata che apriva ad un’assimilazione più esistenziale.
P. Ardiri per accompagnare altri nel cammino degli EE.SS. si serviva di schede
per la preghiera che erano state redatte da un suo confratello e di altre preparate da lui stesso.
Le schede, oltre ad offrire specifici riferimenti biblici e indicazioni relativi al libro degli EE.SS., erano articolate in modo da favorire chiarezza sullo scopo al quale tendere e sulla grazia da chiedere per quel tempo; attenzione al vissuto in relazione al contenuto della preghiera proposta e verifica dei “frutti” maturati.
In tale itinerario, tracciato da puntuali criteri di discernimento, la persona avvertiva d’essere, in modo sempre più consapevole e coinvolgente, ma con un procedere non di continuo lineare, interpellata a ordinare, unificare e integrare nel suo vivere l’essere del Signore e con il Signore, per collaborare con Lui nella costruzione del suo Regno.
Nel farsi compagno del cammino, quasi mai senza difficoltà, p. Ardiri riusciva a saper contemperare fermezza e dolcezza, comprensione e incoraggiamento, verità e
carità, e sempre con fiducia e speranza.
3° - La progettualità moltiplicatrice
Ritengo che una nota caratterizzante le scelte operative del p. Ardiri sia stata quella di progettare la formazione di “agenti moltiplicatori”, come lui li chiamava, e di incoraggiare altri, specialmente chi era chiamato a compiti direttivi, a fare lo stesso.
Egli sosteneva che “formare i formatori” era un’operazione moltiplicatrice e che sempre, ma in particolare in tempi di limitazione di forze, la scelta opportuna può essere non tanto di operare direttamente sul campo, ma di impegnare, nella misura
del possibile, le migliori energie, a formare altri secondo una particolare spiritualità carismatica e così far nascere “agenti moltiplicatori”, idoneamente preparati.
Nel concludere queste note, ringrazio ancora una volta il Signore per il dono che è stato p. Ardiri, anche per la mia vita, ringrazio di cuore lui per tutto quello, ed è tanto, che del Signore mi ha trasmesso e donato e ringrazio chi, con amorevole insistenza mi ha “spinta” a scrivere queste pagine e, quindi, a fare memoria e a rendere grazie.

M. Aurelia Macaluso A.S.M.

A Palermo - A. CUVA ... guida sempre presente degli ex alunni

… guida sempre presente

“Non multa sed multum”. Partire da questa pregnante espressione, centrale nella spiritualità ignaziana, può forse aiutarci nell’ardua impresa di descrivere in poche righe l’importanza che la figura del padre Ardiri ha avuto e continua ad avere per l’Associazione Ex Alunni palermitana.
Diciamo questo per due profili fondamentali e strettamente connessi: il primo attinente alla formazione interiore di molti ex alunni, il secondo alla spinta propulsiva che, alla luce di tale profondo principio, è stata data all’azione della nostra Associazione ex alunni.
Per quanto attiene al primo aspetto, dobbiamo rilevare che nel suo ruolo di Rettore e di Assistente degli ex alunni padre Ardiri è riuscito ad avviare un percorso di avvicinamento culturale ed interiore ai valori ignaziani che ha coinvolto, anche, buona parte del nucleo direttivo dell’Associazione; in tale ambito si deve ricordare il suo rilevante – e gravoso – impegno di guida negli Esercizi Spirituali nella vita corrente che ha lasciato un segno indelebile in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di parteciparvi. Tale importante percorso ha consentito agli ex alunni impegnati nell’Associazione di migliorare le proprie capacità di “discernimento” e di dare contenuto e concretezza a quella “presenza per servire”, a quell’essere “uomini per gli altri” che costituiscono l’anima, la cultura vitale delle Associazioni ex alunni della Compagnia di Gesù. La spinta verso la interiorità del sentire, la scelta della qualità a scapito della quantità hanno avuto, evidentemente, una diretta refluenza sulle attività della nostra Associazione.
Passiamo così al secondo profilo che caratterizza il fondamentale contributo dato da padre Ardiri sul piano concreto della realizzazione delle iniziative programmate
dall’Associazione.
La gran parte degli eventi che l’Associazione ha organizzato da quando ha beneficiato dell’assistenza del padre Ardiri non si sarebbero realizzati se lui non ci avesse fortemente motivato dicendoci di non scoraggiarci - come spesso è accaduto per il fatto di “essere pochi” (circostanza, questa, che caratterizza molte realtà associative). Costantemente ci ricordava che è più produttivo ed efficace un piccolo gruppo di persone unite ed ispirate da comuni valori che una molteplicità di soggetti privi di una medesima identità. Ciò ci dava forza e ci consentiva di andare avanti nonostante le tante difficoltà.
Così padre Ardiri ha svolto una funzione di moltiplicatore di energie che ha portato l’Associazione a realizzare eventi di grande livello e di notevole impegno organizzativo: tra questi riteniamo opportuno ricordare, a titolo esemplificativo, il
Convegno Nazionale su “Droga e prevenzione: oltre l’emergenza” (1988), che ha visto la partecipazione dei maggiori esperti italiani in materia di tossicodipendenze ed il XVI Congresso Europeo degli Ex Alunni della Compagnia di Gesù sul tema
“Europa: pluralismo di culture e valori universali. Una sfida per il 1992” (1989), al quale è intervenuto il Padre Generale Peter-Hans Kolvenbach.
Tutto ciò si è potuto realizzare grazie, anche, alla sua totale disponibilità ed apertura, al suo venirci sempre incontro, alla sua sorridente accoglienza, che uniti a quella speciale capacità “di sentire e gustare le cose interiormente” hanno fatto di lui una Guida sempre presente, che ha illuminato e continua ad illuminare il cammino della nostra Associazione.

Angelo Cuva

P.S. Riporto la motivazione del “Premio Gonzaga-Cei 2003” che l’Associazione Ex Alunni “Gonzaga” ha attribuito a p. Ardiri il 1 giugno del 2003:
“Sacerdote della Compagnia di Gesù…eccellente uomo per gli altri, capace di consumarsi per loro fino alla malattia, accettata con serenità e pazienza, educatore perseverante ai Valori Ignaziani testimoniati con uno stile di vita coerente, caratterizzato da relazioni autentiche curate in punta di piedi con rispetto, amore, attenzione verso le persone alle quali ha insegnato a meravigliarsi ogni giorno, dono di Dio, a farsi piccoli come bambini, a essere uomini liberi che comprendono il senso della vita a maggior gloria di Dio e che sorridendo riescono a comunicare la verità”.

A Palermo - P. CINQUEMANI ... lavoratore instancabile

…lavorava instancabilmente per il Regno, da mattina a sera

Conobbi il p. Ardiri negli anni ‘90, quando era rettore del collegio, dove io frequentavo la CVX. Probabilmente fummo presentati, ma non riesco a ricordare da chi. Credo che lui stesso m’invitò insieme a mio marito a fare l’esperienza degli EVO in un gruppo formato da persone diverse, da lui contattate. Per quattro anni ebbi modo di conoscerlo, mentre ci spiegava le schede e chiariva i nostri dubbi.
Dava gli Esercizi nella vita ordinaria senza stancarsi a tutti coloro che accettavano di imbarcarsi in quell’impresa: al personale della scuola, innanzi tutto, sia docente che amministrativo o ausiliario, convinto che tutti dovessero venire a contatto con la fonte della spiritualità ignaziana. Coinvolgeva, poi, amici e conoscenti, impegnati più o meno nella missione della Compagnia.
Lavorava instancabilmente per il Regno, da mattina a sera. C’invitava anche a visite istruttive in città, al fine di conoscere monumenti, musei, luoghi d’arte con esperti oppure a gite in luoghi e centri di spiritualità, la domenica. Fu lui ad iniziare i Convegni Ignaziani su temi centrali della spiritualità di S. Ignazio, chiamando sempre per la relazione principale gesuiti di valore, per guidarci nella riflessione.
Era una persona di grande carità e sensibilità: un giorno, essendosi accorto di una mia difficoltà, mi stette vicino, parlandomi di presenza e poi telefonandomi, finché non si accorse che il momento critico era passato. Potei constatare la sua attenzione all’altro, anche in altre circostanze.
Era sempre sorridente e di grande mitezza, senza sbalzi d’umore, sempre uguale a se stesso. Un giorno ci raccontò di essere stato derubato da un uomo, mentre tornava al Collegio di sera. Quando quello gli chiese del denaro, lui sorridendo gli confessò, in grande semplicità, di aver portato con sé solo mille lire e di non aver altro in tasca. Ci sembrò un miracolo che quello non l’avesse malmenato! Anche in
quell’occasione aveva dimostrato una grande padronanza di sé e la serenità che lo distingueva.
Aveva l’abitudine di mettersi sempre a disposizione di tutti e si faceva in quattro per soddisfare le esigenze del prossimo, per quanto poteva. Ogni tanto regalava o prestava qualche libro spirituale a chi gliene chiedeva o a chi riteneva potesse
averne giovamento; amava in modo particolare S. Francesco Saverio, di cui aveva curato l’epistolario, che non pubblicò più, dato che altri lo avevano preceduto nella pubblicazione.
Tornò a Palermo, dopo essere stato per un po’ di tempo a Messina, e si curò della CVX, accolto gioiosamente da tutti coloro che lo avevano conosciuto ed apprezzato: lo ricordo con affetto e stima per la sua parola, sempre misurata ed efficace, anche in frangenti difficili, quando veniva richiesto il suo intervento. Dava il suo apporto alla discussione, quando gli sembrava bene intervenire, sempre con discrezione.
Quando si seppe che le sue condizioni fisiche destavano preoccupazione ed era stato ricoverato in ospedale, si verificò subito un accorrere di amici che si facevano
presenti per mostrare il loro affetto: chi gli faceva compagnia, chi lo aiutava a fare una passeggiata o semplicemente gli stava accanto. Sapeva farsi amare con semplicità, grato a chi si ricordava di lui.
Trasferito infine a Messina, ricevette molte visite da parte di amici palermitani, che speravano sempre in una buona notizia di una improbabile guarigione. Negli ultimi tempi non si capiva se riuscisse a seguire i discorsi altrui o no, ma quando ci andai, avendo visto una valigia sull’armadio, gli chiesi sorridendo se si preparava a fare un viaggio e mi sentii rispondere: “Sono sempre pronto a partire”. Di questo non ho mai dubitato e molto spesso lo prego che aiuti anche noi nello stesso percorso, quando il Signore vorrà.

Pina Cinquemani

A Palermo - O. GUARINO - ... maestro e amico di compassione

…lo sguardo di chi “compatisce” con te, fino a soffrirne lui stesso

Incontrai, non per caso, il p. Giuseppe Ardiri s.j. circa trent’anni fa e, sin dal primo colloquio, ringraziai il Signore di avermi messo sul cammino questo santo sacerdote. Sì, mi colpì subito la sua accoglienza severa, ma dolce, il suo modo esigente, ma premuroso.
Con grande determinazione e massima discrezione mi fece approfondire la spiritualità ignaziana che già conoscevo, attraverso meditazioni guidate, riflessioni sulla vita di sant’Ignazio e le sue lettere, con gli EE.SS. nella vita corrente, con la partecipazione attiva a tutti i Convegni ignaziani, da lui stesso ideati… e così mi sono “innamorata” di sant’Ignazio. Incontro dopo incontro, con la sua guida ho
appreso a gustare profondamente e con gioia che cosa significasse essere “figlia del mio Creatore e Signore”.
Oggi, nel guardare la fotografia del p. Ardiri messa nel suo ricordino funebre, mi sento osservata, come quando era vivo, con grande attenzione da quello sguardo penetrante che voleva capire, comprendere con amore la tua pena, la tua gioia, il tuo dolore. Egli ti ascoltava, ti parlava, ti comunicava e ti indicava con la Parola e tramite la sua spiritualità, autenticamente ignaziana, la via per trovare e provare consolazione e così continuare il tuo cammino. Quello sguardo così attento e così “amico” mi è stato sempre di grande sostegno perché era anche lo sguardo di chi “compatisce” con te fino a soffrirne lui stesso. Dico questo perché l’ho sperimentato anni fa quando un altro dolore ha sconvolto la mia famiglia; d’altronde, anche Gesù ha pianto con le sorelle di Lazzaro, anche Gesù aveva “compassione” delle persone che soffrivano.
Quello sguardo l’ho ritrovato sempre anche durante la sua lunga malattia.
Quando andavo a trovarlo negli ultimi tempi era sempre più assente, ma prolungando la visita, ad un certo momento, quegli occhi si vivificavano, riconoscendomi e nel fondo c’era sempre quel leggero sorriso di compassione, di amore; questo fino a pochissimo tempo prima che il Signore lo chiamasse a sé per farlo godere appieno della Sua presenza.

Ornella Guarino

venerdì 10 settembre 2010

A Palermo -E. MAIORCA ...padre umoristico

… un padre pieno di spirito…umoristico (non solo di Spirito Santo)!

Ho frequentato l’Istituto Gonzaga, come alunna, per otto anni, fino alla terza media, ma ho conosciuto p. Ardiri già all’età di due anni: la mamma mi portava sempre con sé sia agli incontri di formazione sia a quelli “ricreativi” (viaggi, gite, passeggiate…), e ho avuto la possibilità di conoscerlo bene, per un tempo lungo e continuativo, nei pellegrinaggi ignaziani, nel 1986 in Spagna, nel 1988 nei luoghi ignaziani a Roma ed in Italia e nel 1989 a Parigi.
Avevo, quindi, sei anni quando andammo in Spagna e i miei genitori, preoccupati che io potessi stancarmi, si portarono dietro il mio vecchio passeggino di bimba, per ogni evenienza. Ma non ci fu alcun bisogno: mi sono ritrovata sempre “incollata”a lui ed è stato durante questo, e gli altri viaggi, che ho avuto la possibilità di apprezzare le molte virtù di p. Ardiri, ma una in particolare mi colpì subito e lo “condannò” a ritrovarmi sempre “attaccata” a lui: mi riferisco al suo umorismo, all’ironia e, spesso, all’allegria che caratterizzava le conversazioni con lui, le sue spiegazioni o osservazioni, di qualunque genere, profano come anche spirituale, artistico o riflessivo: parlare con lui non solo era gradevole, ma anche divertente; mi piaceva e mi sorprendeva questo padre “vecchierello”, fresco e allegro come un giovanotto, che arrivava, sempre e puntualmente, con le sue battute spiritose a divertirmi ed interessarmi. Non mi staccavo mai da lui e “trotterellavo” tutto il giorno - era il più svelto del gruppo - per non lasciarmi “seminare”.
Il suo spirito lo si ritrovava anche nelle omelie, nelle conversazioni spirituali o nelle descrizioni d’arte e questo “veicolava” in modo gradevole ed accattivante, per me piccina, anche pensieri pesanti o barbosi. Ricordo, ancora, con quanta compostezza e serietà io riuscii a seguire le sue spiegazioni a Manresa e con quanto coinvolgimento partecipai alla celebrazione della S. Messa, nella famosa santa cueva, la “santa grotta”. A proposito delle messe, inoltre, che lui celebrava ogni giorno e alle quali il gruppo partecipava, mi sorprendeva sempre l’imprevedibilità del luogo e dell’ora della celebrazione: ogni posto, ogni ora erano buoni, ed io mi divertivo ad indovinare quello che era impossibile: p. Ardiri ci sorprendeva sempre in tutto!

Elena Maiorca

A Palermo - S. GIORDANO ... sapiente ascoltatore

… sapiente ascoltatore, capace di scelte coraggiose

Quando il cuore del padre Giuseppe Ardiri S.J. cessò, tutto ad un tratto, di battere, la notizia della sua dipartita da questo mondo non colse di sorpresa chi lo aveva conosciuto, amato e seguito. Conoscevamo tutti come da tempo fosse sofferente perché gravemente ammalato, e sapevamo con quale spirito di umana rassegnazione e cristiana spiritualità avesse affrontato l’ultima, forse la più terribile, delle battaglie umane.
Purtuttavia, un’epoca della mia esistenza – seppur accantonata da tempo, a causa dei miei studi a Milano e del suo successivo spostamento nella sua città natale, Messina – veniva a concludersi ed i polverosi cassetti della mia mente che ne contenevano il ricordo, quasi contemporaneamente, cominciavano a dischiudersi, quasi a volermi donare nuove emozioni, nascenti dalle rimembranze di quelle antiche insieme con lui vissute.
Il padre Ardiri, a me e alla maggior parte dei miei compagni di scuola, allora ginnasiali, appariva più come una mistica presenza che non un reale interlocutore quando lo si vedeva passeggiare nei corridoi del Grande Edificio, dove si trovava il suo ufficio di Assistente Spirituale, nel quale, con serafica freschezza, dialogava coi più grandi di noi, cogli ex-alunni, e con molti dei docenti e dei genitori.
Il suo incontrastabile carisma trasudava ineludibilmente dai piccoli occhi vividi e sorridenti di placida sensibilità, solo in parte nascosti dalla imponente montatura che serviva a contenere le spesse lenti da vista che ne acuivano l’impronta di intellettuale mistico.
Tutti, anche coloro che non lo conoscevano bene, percepivano tuttavia l’alto rigore morale, la profonda spiritualità che si nascondevano dentro a quella piccola sagoma di uomo che profondeva affettuosi sorrisi a chiunque incontrasse, senza indulgere a protagonismi e mondanità, e pur nondimeno rivelandosi attento osservatore e sapiente ascoltatore di qualunque interlocutore.
Una percezione questa, che trovava conferma nelle parole dei più grandi e di quei genitori che ebbero la fortuna di intraprendere con lui cammini di alta spiritualità, e che ebbero a ricavarne benefici spirituali ma anche psicologici di non lieve momento, soprattutto attraverso la pratica degli esercizi spirituali ignaziani nella vita corrente, con i quali il padre Ardiri metteva a beneficio di professionisti studenti e lavoratori il metodo degli esercizi di Sant’Ignazio di Loyola, rendendoli compatibili con i ritmi quotidiani della vita ordinaria.
Quell’uomo di straordinaria spiritualità che incuteva in noi tutti (anche quelli che meno possedevano il sentimento religioso) un qualche timor reverentialis non esaurì la sua tensione psichica nella sua opera di addestramento spirituale, ma operò con la forza che solo un uomo di Dio può avere nella direzione dell’Istituto Gonzaga, compito che molti non esitarono a definire improbo per lui, avvezzo alla lettura e interpretazione di testi sacri, ma certamente inadatto, per i più, a reggere le sorti di un ente complesso come quello, con le sue cartacce, i suoi conti le sue burocrazie, nonché le dinamiche – talvolta non particolarmente serene - della classe docente.
Non è questa la sede per fare un bilancio, neanche approssimativo del rettorato del padre Ardiri, che sostituì il padre Pandolfo nei primi anni del mio Liceo. Certo è che quell’uomo minuto si rivelò un uomo ancora più forte, capace di scelte coraggiose, di epurazioni non facili; cambiò la Presidenza del Liceo Classico; incoraggiò le migliori forze presenti nell’ambito degli studenti; reintrodusse la dimenticata regola della meritocrazia, partecipò e stimolò le fervide attività promosse dall’associazione ex-alunni del Gonzaga.
Per quanto mi riguarda personalmente incoraggiò la mia propensione per gli studi classici e fu valido consigliere di scelte non facili, anche dopo il termine dei miei studi.
Certo del suo affetto e della sua stima non comuni andai a salutarlo alla mia partenza per Milano, dove andavo a risiedere all’Augustinianum, il collegio dell’Università Cattolica fondato da padre Agostino Gemelli, da cui prendeva il  nome. “Vai dagli Agostiniani”, mi disse; stavo per rispondere alla sua battuta replicando che, una volta tanto, aveva sbagliato, ingannato dall’omonimia, ma mi trattenni.
E in un impeto d’affetto lo abbracciai ancora più forte; e quell’abbraccio, intriso di significazioni varie e profonde, mi lega ancora a lui, oltre la morte.

Stefano Giordano

A Palermo - G. GIORDANO - ... interlocutore sensibile dei genitori

… il collaboratore più attento nella guida dei nostri figli

Un ricordo di padre Ardiri? È bello averlo conosciuto e quindi sicuramente lo ricorderò sempre. È sempre dentro di me col suo sguardo che emanava una letizia profonda e una pensosità serena.
Incontrai padre Giuseppe Ardiri nella prima metà degli anni ’80 e, prima che avessi la fortuna di avvicinarmi a lui e di conoscerlo meglio, lo vedevo talvolta lungo i viali dell’Istituto mentre passeggiava chiacchierando con persone dalle età più disparate. Padre Ardiri era infatti l’uomo per tutte le stagioni della vita!
La mia testimonianza comunque sulla persona e meglio ancora sulla personalità di padre Ardiri nasce dalla mia esperienza di madre di alunni del Gonzaga. Dei miei tre figli soltanto il più giovane ha frequentato l’Istituto durante gli anni del suo rettorato, ciononostante padre Ardiri è stato per tutti loro un confidente affettuoso e consolatore e per me un amico saggio e generoso di consigli, grazie a quel suo particolare carisma che contagiava ottimismo e serenità.
Gli piaceva condividere tutto con gli amici: ricordo con nostalgia i pranzi che facevamo insieme alla mia famiglia, nella mia casa, o in casa dei nostri amici di comunità o quelli che lui stesso organizzava a conclusione dei nostri incontri nella sua casa, che era anche la nostra, e cioè al Gonzaga.
Ricordo i viaggi che con grande entusiasmo guidava ricercando mete culturali interessanti e che si svolgevano sempre in un clima lieto e sereno.
Ricordo le conversazioni durante gli incontri che ci riunivano con grande impegno, che tuttavia non ci stancava mai. Ma negli ultimi tempi, dopo i primi accenni del male che cominciava a minare la sua salute, padre Ardiri senza lasciare trapelare la sofferenza era costretto a passeggiare intorno al tavolo delle riunioni per agevolare la circolazione del sangue nelle sue gambe.
Egli mi ha insegnato moltissime cose; accanto a lui ho imparato a vivere meglio, in maniera più essenziale, secondo un Cristianesimo da applicare nella vita corrente, come ci insegnano gli Esercizi Ignaziani che, per un ciclo di due anni, ho seguito sotto la sua guida.
Poi ho continuato a frequentare le riunioni che organizzava la sera insieme a un gruppo con cui già si era instaurata una consuetudine di affetti e di sodalità che si è consolidata negli anni, anche se devo ammettere che soltanto lui ci coinvolgeva con una semplicità che non ammetteva differimenti.
Ma voglio tornare a ricordare padre Ardiri come Rettore dell’Istituto e quindi come il collaboratore più attento nella guida dei nostri figli.
Io ricorrevo spesso a lui per essere aiutata nell’educazione di mio figlio. Inoltre, come presidente dell’Associazione dei Genitori, spesso mi correva l’obbligo di rappresentargli anche i problemi di altri giovani e di altri genitori, problemi che, pur nello loro unicità, ripercorrevano note comuni.
Quello che coglievo sempre, nei suoi pronti e sensibili interventi, era la sua capacità di farci comprendere le istanze interiori dei ragazzi dilaniati talvolta da dinamiche familiari più grandi di loro e che noi genitori talvolta causavamo.
Grazie, padre Ardiri, per avermi insegnato ad amare senza attendere ricompensa,
ancora spesso non ci riesco ma, nei momenti di maggiore sconforto, mi è sempre presente il suo sguardo incoraggiante, la sua voce pacata e affettuosa che mi esorta a non inseguire il sogno assurdo di mutare gli altri, bensì a sforzarmi di comprenderli, di giustificare anche ciò che mi pare inaccettabile, mettendo in discussione le mie certezze, volta a quella serenità che sempre trapelava dalla sua persona, che è stato e rimane il suo più indelebile ricordo.

Giuseppina Giordano

A Palermo - R. TARANTINO - ... animo sensibile

… lo ringrazio per la bellezza del suo animo

Padre Ardiri: un grande gesuita, grazie a lui e a tutti i gesuiti, per la vita che trasmettono, che è quella del Signore. Ho avuto la fortuna di incontrare nel cammino della mia esistenza questo grande gesuita nell’anno 1987/88; è grazie a lui se oggi faccio parte dei dipendenti dell’Istituto del CEI; quando lo conobbi ero alla ricerca di un posto di lavoro, cominciammo a conoscerci e fu proprio lui ad inserirmi nell’organico dei dipendenti, dandomi non solo il tanto sospirato posto di lavoro, ma soprattutto molti consigli utili per realizzare sempre meglio il percorso della mia vita.
Ringrazio il Signore per avermi fatto conoscere questa persona così tanto speciale: ho ancora nel cuore, dopo tanti anni, il suo sorriso sereno e il suo sguardo cheattingeva luce e pace dalla profondità del suo Ministero, sempre pronto a dare parole di conforto e di incoraggiamento a tutti i giovani che lo incontravano e che a lui si rivolgevano. Oggi lo ringrazio per tutta la bellezza d’animo che mi ha saputo trasmettere.
Padre Ardiri, ti chiedo di continuare ad aiutare tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerti, e dall’alto impartisci su di noi la tua santa benedizione!
Resterai sempre nel mio e nel nostro cuore. Il tuo esempio di vita ci fa capire che eri un vero Compagno di Gesù. Grazie!

Roberto Tarantino

A Palermo - S. GAROFALO ... simbolo della Provvidenza

… la Provvidenza ha voluto che io lo incontrassi

Voglio ricordare padre Ardiri con profondo affetto, soprattutto perché mi ha dato l’opportunità di un lavoro stabile.
Ricordo ancora il colloquio avuto con lui prima di essere assunto al Gonzaga, gli manifestavo il grande problema della mancanza di un lavoro, e il mio dolore era ancora più profondo perché avevo moglie e figli da sostenere: stavo attraversando
un periodo veramente difficile, ma la Provvidenza ha voluto che io incontrassi padre Ardiri.
Ricordo sempre la grande partecipazione, quando gli parlavo della mia situazione familiare, la sua sensibilità, il suo amore, la sua immensa disponibilità.
Questo per me era padre Ardiri, un testimone della verità.

Sergio Garofalo

A Palermo - B. ANELI - ... padre amorevole

… padre amorevole nei nostri confronti

Sono già trascorsi parecchi anni, da quando ho conosciuto padre Giuseppe Ardiri, ma quel giorno è rimasto impresso nella mia mente, perché la conoscenza di quest’uomo ha, in qualche maniera, segnato la mia vita, che è cambiata non solo perché mi è stata data l’opportunità di un lavoro insperato, ma anche perché la figura carismatica di padre Ardiri è rimasta indelebile nella mia vita, e - sono certa - vi rimarrà per sempre.
Di quest’uomo voglio parlare coniugando i verbi al presente, perché desidero ricordarlo ancora vivo tra noi, come lo è nei miei pensieri, perché a lui chiedo la forza di continuare il mio cammino, lavorativo e formativo, in seno a questa scuola,
pregandolo di aiutarci a non dimenticare il percorso di fede iniziato con lui.
Tutto quello che lui ha fatto è importante, perché credo che la comunità in cui mi trovo sia una “fucina” di uomini per gli altri, che avrebbero poco da dire, se noi non trasmettessimo loro quei valori religiosi, di fratellanza e di comunione, che una istituzione, quale questo Centro Educativo Ignaziano, deve obbligatoriamente trasmettere.
L’attenzione di padre amorevole nei nostri confronti era sempre viva e rivolta precisamente ad ognuno di noi, non solo in merito ad esigenze o a bisogni materiali; ricordo che ogni mese riuniva tutto il personale non docente, per intrattenerci in incontri di formazione spirituale che hanno lasciato un segno profondo in ognuno di noi.
Questo è il ricordo che ho maturato durante il periodo lavorativo, che mi ha visto vicino a padre Ardiri, e credo, dalla memoria delle sue parole e, soprattutto dalla coerenza delle sue opere, che la sua presenza e la sua vita siano state un bene prezioso per questa scuola.

Beatrice Aneli

giovedì 9 settembre 2010

A Palermo - A. FALLETTA ... semplice come un bambino

… la semplicità di un bimbo consapevole di abbandonarsi totalmente al Padre

Voglio ricordare padre Ardiri citando un pensiero di padre Arrupe: “La missione della Chiesa è di predicare il Vangelo, un Vangelo di amore, un amore che esige la giustizia. Tutti noi, laici, religiosi, sacerdoti, dobbiamo proclamare questo Vangelo di giustizia, non solo con le parole, ma coi fatti, con la testimonianza della vita, vivendo e, se necessario, morendo per esso”.
Padre Ardiri, con la grazia di Dio, ha vissuto, nella sua vita, quanto scritto sopra.
Io lo conobbi in un periodo profondamente delicato della mia esistenza, un periodo in cui avevo bisogno di risposte concrete, per continuare il progetto di vita che Dio mi stava mostrando; stavo attraversando una situazione di profonda sofferenza, avevo decisamente bisogno di qualcuno che mi desse una mano.
Quando il dolore penetra nella parte più profonda, più intima di te stesso, allora lì si vive l’inferno, non si riesce più a vedere, a toccare, a sentire, a percepire e gustare la vita. In mezzo a questa realtà interiore incontrai l’Amore e la comprensione di padre Ardiri, la sua delicatezza, la sua sensibilità, la sua concretezza spirituale, ma soprattutto la capacità nel farsi “uno” con chi soffriva.
Ciò che si ammirava di più, e che dava forza ai suoi pensieri, era la profonda semplicità, la semplicità di un bimbo consapevole di abbandonarsi totalmente a suo Padre. Attraverso questa semplicità, egli donava ai suoi amici luce, forza, conoscenza, ma soprattutto spingeva alla radicalità del Vangelo, testimoniava nella sua concretezza di uomo, attraverso la sua umanità, che il Vangelo andava vissuto seriamente.
P. Ardiri viveva ed esprimeva questa consapevolezza di essere stato chiamato a testimoniare il Vangelo, e questa sua testimonianza è stata per tutti noi una grande Luce: la testimonianza di un cristiano, di un sacerdote, non è nel parlare bene, ma nel vivere con coerenza la forza del Vangelo, pur considerando la propria fragilità.

Antonio Falletta

A Palermo - N. PARISI - ... parlava come ispirato dall’alto

… i suoi interventi erano sempre ispirati dall’alto

Ho conosciuto padre Giuseppe Ardiri durante un ritiro spirituale a Poggio San Francesco. Allora frequentavo la Comunità Cristo Sapienza. Ciò che mi colpì di questo sacerdote fu la novità di una apertura spirituale soprattutto verso il mondo laicale e, in specie, a quello giovanile. In quell’occasione non vi fu un incontro personale, nessuno scambio di parole.
In seguito lo rincontrai ad una conferenza per giovani universitari. Mi ricordo che il suo fu uno degli ultimi interventi, quando ormai la curva dell’attenzione, inesorabilmente precipita verso il basso. Ma con mia grande sorpresa questo sacerdote, con garbo e allo stesso tempo con energia, e con quella sua voce pacata, scosse la giovane assemblea, congedandoci con queste parole: “La verità, disse, si fa strada da sé, piano piano. Andate per la vostra strada, senza farvi distogliere dall’essenziale”.
Dopo qualche giorno ebbi l’opportunità di confessarmi: comprese subito quali pericoli, quali ostacoli potevano intralciare la mia vita spirituale. Lo fece senza turbare la mia armonia, con molta calma e delicatezza.
Appresi che padre Ardiri era un gesuita e che avrebbe assunto la direzione spirituale della mia comunità. I suoi interventi erano sempre ispirati dall’alto. Agiva nel silenzio, senza mai imporsi. Forse, proprio per questo, veniva chiamato a predicare gli esercizi spirituali .
Chi si aspettava conferenze colme di oratoria e dottrine teologiche e spirituali alla moda restava deluso. La spiritualità solida proclamata da lui era rivestita con un
linguaggio semplice, spoglio, che tutti potevano afferrare.
Non gli piaceva la polemica a cui molti si abbandonano. Non amava atteggiarsi a direttore spirituale anche se in tanti ricorrevamo a lui.
Spero di avere contribuito a dare la mia testimonianza su padre Giuseppe Ardiri, sacerdote e maestro di vita.

Natale Parisi

A Palermo - M. R. BURRAFATO ROMANO ...discreta presenza -

… la sua discrezione nel farsi presente accanto a me

Pur avendo avuto la possibilità di una lunga frequentazione non ho potuto esprimere, nel corso di questi anni, il sentimento di gratitudine che provo nei confronti del Signore che mi ha concesso di incontrare lungo il mio cammino accidentato padre Giuseppe Ardiri e nei confronti di quest’ultimo che tanto ha significato per me e per la mia famiglia.
A padre Ardiri devo il nome scelto per mia figlia e ancora a lui devo la continuità del mio matrimonio, il mio impegno professionale e la mia crescita in spirito di servizio.
Ho cominciato ad imparare da lui la preghiera “Abbi pietà di me” e continuo con
lui a ripetere “Fai di me ciò che vuoi, secondo i Tuoi piani”.
Ancora mi accompagnano la sua umiltà, la sua delicatezza, la sua attenzione e disponibilità e la sua discrezione nel farsi presente accanto a me.
Ancora mi accompagna la sua dolcezza sperimentata anche quando, a causa della sua sofferenza, a stento mi riconosceva.
È stato il compagno che mi ha guidato verso la fede e che mi ha aiutato a comprendere ciò che si voleva da me.
Ringrazio Dio per averlo conosciuto, frequentato e per aver condiviso una piccola parte del suo cammino.

Maria Rita Burrafato Romano